Eikosi

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Magazine del Corriere della Campania

Una scatola dei ricordi, una ninnananna mai dimenticata, l'Afghanistan distrutto dalla guerra. E l'eco rispose di Khaled Hosseini

Qualche giorno fa mi trovavo in cucina, era ora di pranzo e stavamo per metterci a tavola. Come d’abitudine in quei momenti ci accompagna il notiziario e una delle prime notizie di quel giorno era quella che parlava del viaggio del nostro ministro degli Esteri in America e della decisione di Biden di ritirare le truppe dall’Afghanistan, di conseguenza anche l’Italia richiamerà gli ottocento militari di stanza li. Facendo un rapido calcolo, mentre il giornalista ne parlava, ho realizzato che sono passati venti anni, venti anni da quando è iniziata questa guerra, inizio che ricordo bene perché ero già grande. Venti anni sono tanti, lunghi e in questo caso sono stati pieni di dolore, morte, distruzione, bombe, macerie e sofferenza. E tanto ancora c’è da fare per restituire autonomia, libertà, pace.

Pensando all’Afghanistan mi è venuto in mente un bellissimo libro che ho letto qualche anno fa, un romanzo unico, che lascia il segno.

E l’eco rispose, romanzo di Khaled Hosseini, autore de Il cacciatore degli aquiloni e Mille splendidi soli. Il romanzo è ambientato nell’Afghanistan del 1952 all’inizio, attraversa continenti per arrivare in America, in Europa e per poi tornare nella Kabul e nel villaggio di Shadbagh del 2003.

Pari e suo fratello Abdullah sono i primi protagonisti che incontriamo, orfani di madre, vivono nel povero villaggio di Shadbagh insieme al padre, alla nuova compagna del padre e ad un altro fratello. Le condizioni economiche della famiglia davvero difficili spingono il padre a prendere una decisione tragica che segnerà per sempre la vita dei due fratellini e di tutti. Il padre e i due fratellini intraprendono un lungo viaggio a piedi verso Kabul e Abdullah percepisce che qualcosa di tragico sta per accadere e decide di accompagnare la sorella, fino alla fine.

Ci spostiamo a Parigi per accompagnare la giovane e emancipata Nina e sua figlia che lasciano Kabul a seguito della guerra rosso-afghana. Torniamo nella capitale afghana insieme a diversi e nuovi personaggi che corrono o ritornano in città per aiutare la popolazione straziata dalla guerra.. è ormai il 2002 e gli afghani cercano di risollevarsi aiutati da tanti stranieri.  Il chirurgo plastico greco Markos Varvaris, l’infermiera bosniaca Amra Ademovic, che assiste i feriti all'ospedale Wazir Akbar Khan e tanti altri che erano fuggiti o che erano rimasti. Torniamo nel piccolo villaggio di Shadbhagh e assistiamo ai cambiamenti che la guerra vi ha lasciato, ritroviamo il piccolo villaggio nelle mani di un comandante che cerca di finanziare la ripresa e il sostegno ai bisognosi ma ci imbattiamo anche in protagonisti che si trovano a soccombere al potere.

Il romanzo si chiude in America, in California precisamente, con un incontro tanto desiderato quanto sofferto.

Un lungo viaggio nel segno della memoria, una memoria che ferisce, lacera, ricuce e infine ricongiunge. Una memoria che fa soffrire e laddove viene a mancare, paradossalmente, aiuta ad affrontare in modo più sereno gli accadimenti della vita che segnano profondamente.

L’autore, come negli altri suoi romanzi, sapientemente e con un linguaggio chiaro riesce a trasportare il lettore in un nuovo ambiente e gli permette di assistere e affrontare tragedie, sofferenze ma anche desiderio e forza di rinascita.

Un romanzo bellissimo, che consiglio grandemente!

Buona lettura!

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