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Magazine del Corriere della Campania

“Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta.” Perfetti sconosciuti

Quanto siamo sicuri di conoscere a fondo la vita delle persone che ci circondano? Di chi quotidianamente siede alla nostra destra a tavola, di chi ha condiviso con noi innumerevoli anni di vita, di chi ci chiama mamma o papà, di chi chiamiamo mamma o papà, di chi ha sempre fatto parte delle nostre storie mitiche da raccontare, di chi “non potrei farcela senza di te”, di chi ci vuole bene e di chi ci ama, di chi guardandoci negli occhi afferma “sai tutto di me”.

Ma quanto davvero sappiamo degli altri? Quanto crediamo di essere al corrente delle loro paure più profonde, delle sensazioni che attanagliano i loro pensieri, del motivo che li tiene incollati con lo sguardo al soffitto di notte, e degli errori da dimenticare, di quelli da non rifare e di quelli che si ripetono, quotidianamente; delle scelte sbagliate e dei segreti che ci si porta dentro da soli, senza poterli neanche condividere per provare ad alleggerirne il peso, perché si sa, ci sono segreti che non sono fatti per essere condivisi, e tenerli nascosti non fa altro che preservare coloro che da tali segreti non svelati vengono protetti, posti su una bilancia in cui più grava il nostro senso di colpa che ci intima di tacere, meno saranno le conseguenze per le persone che amiamo, portate così al sicuro da ferite da cui non si guarisce. Perché come ci insegna Paolo Genovese in Perfetti Sconosciuti, “se vuoi bene ad una persona la proteggi da tutto”. 

E se vi dicessimo però che esiste qualcuno, anzi qualcosa, che è al corrente di tutto? Che possiede ogni informazione, nostra e di chi ci circonda; una scatola nera che non ci spia, ma a cui noi ci rivolgiamo ingenuamente, mettendola al corrente di ogni minimo dettaglio, ogni minimo movimento, ogni défaillance, ogni indiscrezione, ogni attentato fatale alla nostra infallibilità, come fosse il nostro diario segreto. Una bomba a mano, pronta a esplodere in qualsiasi momento: il cellulare. La pericolosità di questo apparecchio, inversamente proporzionale alla sua grandezza, viene sperimentata, a rischio e pericolo, da 7 amici di una vita intera, durante una cena, cui prendono parte a un atavico gioco della verità ridimensionato ai giorni nostri, dove ci ritroviamo schiavi di una realtà digitale, creata da noi ma che è più forte di noi, capace in un attimo di far crollare certezze, sbattendo in faccia ciò che infondo abbiamo sempre saputo, ma a cui non avremmo mai voluto credere, privandoci così del crogiolo dell’incertezza. Una cena che sul menù prevede amare verità, e in cui vengono serviti smascheramenti di dolci bugie. 

“Perfetti Sconosciuti” è un film diretto da Paolo Genovese, della durata di 97 minuti, uscito nel 2016 e facilmente reperibile su Netflix, per una visione scorrevole intervallata da momenti di pura ironia mista ad amarezza. Il film, prodotto da Medusa, vede i 7 amici, protagonisti interpretati da professionisti della scena cinematografica italiana, prendere parte a una sorta di gioco, proposto su iniziativa di Eva, padrona di casa, interpretata da Kasia Smutniak, il quale si baserebbe sull’esporre il proprio cellulare sul tavolo, alla portata di tutti, e rendere quindi noti i messaggi e le chiamate che sarebbero avvenuti durante tutto l’arco della serata. E’ un vero e proprio gioco col fuoco, in cui il concetto di privacy, così come radicatosi nella nostra società, viene duramente messo alla prova: e come con tutti i giochi col fuoco, qualcuno prima o poi è destinato a bruciarsi. Ma questa volta nessuno sarà in grado di sfuggire alle fiamme. 

Mariapaola Alaio

area cronaca e politica
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