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Magazine del Corriere della Campania

Nomadland: “Sopravvivere all’America nel ventunesimo secolo”

Vincitore di ben tre premi oscar, rispettivamente per il miglior film, la miglior regia e la miglior attrice protagonista, e del Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2020, Nomadland, scritto, diretto e prodotto da Chloè Zao, è l’adattamento cinematografico di Nomadland - Un racconto d’inchiesta della giornalista Jessica Bruder. Il film, come il libro, nato dall’inchiesta “Sulla Pensione” che è valso  alla Bruder il premio per il giornalismo sulla giustizia sociale del 2015, narra della vita americana dei nomadi del terzo millennio, costretti ad abbandonare la propria realtà sedentaria per ritagliare al minimo le spese, e non ridursi così alla fame. La Bruder per poter cimentarsi in questa valida impresa ha infatti a sua volta intrapreso un viaggio on the road in un camper, da una parte all’altra dell’America, alla scoperta di tante diverse storie, testimonianze autentiche di itineranti pensionati- persone in età da pensione che non possono però permettersi di smettere di lavorare- ridotti al lastrico, a una vita precaria e fatta di stenti, di lavori stagionali; un’instabilità frutto dei danni apportati dal capitalismo del grande continente, tra i quali primo fra tutti quello della sanità privata.  Ad essere narrata è in particolare la storia di Fern, interpretata dalla vincitrice Frances McDormand, sessantunenne che, una volta diventa vedova e aver perso il lavoro a causa del crollo economico della Grande Recessione, decide di abbandonare la propria città natia, Empire in Nevada, lasciandosi alle spalle la sua vecchia vita, alla ricerca di sé e della propria indipendenza, in compagnia di tanti viaggiatori incontrati sul suo cammino. Fern evade infatti da quella che risulta essere una vita scandita da canoni sociali ben precisi, elaborando così il lutto in un modo atipico, che non è il solito ad essere riportato dalla narrativa cinematografica: ossia armata di bagagli e alla guida di un onestissimo furgoncino.

Un lungometraggio realista che regala allo spettatore gli occhi di Fern, e gli permette di vedere attraverso questi, tanto da valicare la quarta parete ponendolo dinanzi alla cruda condizione degli abitanti americani e alla vera natura della loro vita, distante anni luce dal propagandato sogno americano. La presenza di veri nomadi come personaggi secondari nel cast evidenzia il neorealismo di Nomadland, di genere drammatico e dalla durata di cento sette minuti, uscito nel 2020, ultimo film ad essere stato proiettato nel River Oaks Theatre di Houston, in Texas, prossimo alla chiusura nel 2021 dopo ben ottantadue anni di piena attività.

Un prodotto cinematografico dinamico, profondo, che rasenta la superficie per poi fiondarsi a capofitto nell’abisso della vita lungo la strada, della complessità delle sensazioni umane, della stabile precarietà, dell’autenticità dei legami ivi concretizzatisi. Una strada la cui meta è la salvezza, e il cui cammino è scandito dalla scoperta del proprio io.  

Mariapaola Alaio

area cronaca e politica
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