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Supplemento online del Corriere della Campania

<<Mo miettete a fa’ ‘o Presebbio n’ata vota…>>- Intervista ad Adriano Pantaleo

La Rai ha deciso di esorcizzare un Natale assolutamente inedito nella storia dell’umanità- quale quello 2020 segnato dall’epidemia covid-19- con un regalo molto speciale: la trasmissione televisiva di una nuova versione della famosissima commedia Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo, con la regia di Edoardo De Angelis. La parola ad uno dei protagonisti più giovani, Adriano Pantaleo, nei panni di Tommasino Cupiello…

  • Cosa pensa della commistione di generi nella scelta di trasmettere in televisione un'opera teatrale rivestita di cinema?

In realtà, al di là del fatto che la trasposizione sarà televisiva per ovvie ragioni di emergenza e che l’opera di partenza è teatrale, questa del 2020 è una resa a tutti gli effetti cinematografica, con tutto ciò che contraddistingue il cinema, come per esempio, la grande attenzione ai dettagli, le inquadrature perfette etc…

  • "Natale in casa Cupiello" è un must nelle vacanze natalizie, ma resta ancora prettamente partenopea, o si può considerare, ormai, capolavoro nazionale se non internazionale addirittura (leggevo di una versione spagnola)? Se venisse recitato in lingua italiana avrebbe lo stesso successo o perderebbe?

Io credo che prettamente partenopea non lo sia mai stata! Perché è Eduardo in primis ad essere internazionale per la sua grandezza ed universalità. “Natale in casa Cupiello” è sempre stata un’opera mondiale, la più tradizionale e famosa tra quelle di De Filippo e per questo rappresentata ovunque. Nonostante ciò, ad essere sincero credo che in lingua italiana perderebbe molto, e non perché sia una commedia prettamente partenopea, quanto, invece, perché fortemente umana e il napoletano  ha una  forza espressiva e allusiva assai più pregnanti della lingua nazionale. Bisognerebbe trovare un altro idioma che abbia pari dignità e potenza evocativa, e non dico che non sia possibile, ma solo che paradossalmente sarebbe più facile la trasposizione in altre lingue che non in italiano.

  • Come ha lavorato per prepararsi ad interpretare il personaggio di Tommasino Cupiello? Punti di contatto tra Tommasino e Adriano?

Al momento in cui grazie ad Edoardo De Angelis mi si è presentato davanti questo progetto l’ho sentito come un grandissimo onore- per un attore napoletano della mia età impersonare Tommasino Cupiello è proprio il top, quasi una preziosa eredità- ma nello stesso tempo anche un’immensa responsabilità: soprattutto dover bilanciare quanto restituire e quanto tradire.

Un po’ il lavoro potrebbe essere cominciato dalla mia infanzia, essendo nato a Napoli è come avercelo già nel sangue quel personaggio, in famiglia girava la videocassetta di “Natale in casa Cupiello” e già lì, da bambino si sapeva tutto a memoria.

Un altro po’ è proseguito collaborando con Edoardo De Angelis, insieme al quale abbiamo deciso di restituire una certa maturità e complessità psicologica a Tommasino Cupiello, già abbozzata da Eduardo De Filippo e lievemente accennata, ma ora evidenziata con l’aggiunta di qualcosa di nuovo…magari una sorpresa per gli spettatori!

  • Se dovesse usare una frase di "Natale in casa Cupiello" per descrivere il presente, quale sceglierebbe?

Ce ne sono tantissime! È Un’opera così spaventosamente attuale da far venire i brividi, ma così su due piedi, la prima che mi viene in mente è il momento in cui Lucariello ritorna con la colla e trova il presepe tutto devastato e dice:

"Mo miettete a fa’ ‘o Presebbio n’ata vota…".   È esattamente così anche per gli italiani, stesso stato d’animo  di stanca rassegnazione di fronte al blocco di tutte le attività produttive, ma d’altra parte anche la consapevolezza di doversi rimboccare le maniche di fronte all’incombente necessità di  una ricostruzione totale, tutto da capo, proprio come il presepe.

 

Si ringrazia per la gentile disponibilità Adriano Pantaleo, in attesa di vederlo direttamente in Natale in casa Cupiello 2020, martedì 22 dicembre su RaiUno!

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