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Magazine del Corriere della Campania

Il desiderio di arrivare agli 'ultimi', Michelangelo Merisi da Caravaggio e Napoli. Pio Monte della Misericordia

Ci troviamo a Napoli, è il 1602 e sta nascendo il Pio Monte della Misericordia.

La situazione economica, a livello generale, non è delle migliori. In strada c’è gente che ha fame, che non sa dove ripararsi, il lavoro scarseggia, le famiglie si trovano in difficoltà ed è proprio in un momento simile che un gruppo di giovani decide si unire le proprie forze per aiutare chi ha più bisogno. Sono sette ragazzi, tutti di buona famiglia, che si ritrovano ogni venerdì per fare beneficenza, sul campo, ma capiscono che le richieste di aiuto aumentano e non possono essere risolte in un solo giorno. Fondano una associazione, mettono a disposizione i loro beni per erogare aiuti, per poter assistere materialmente e a proprie spese tutte quelle famiglie che ogni giorno fanno fatica ad andare avanti.

Ci troviamo a Napoli, è il 1602 e sta nascendo il Pio Monte della Misericordia.

Una istituzione laica nata in pieno clima da Controriforma, tra le più attive nella città che ancora oggi offre i suoi servizi ai più bisognosi. La prima sede fu una piccola chiesetta costruita da Giovan Giacomo di Conforto, tra il 1607 e il 1620 e a questo periodo risale anche la commissione per le tele che decorano ancora oggi la chiesa, tra queste le Sette opere di misericordia di Caravaggio.

Ci troviamo lungo il decumano principale, via Dei Tribunali. La prima chiesetta venne demolita per essere poi ricostruita integralmente in questa posizione, incorporata in un complesso più grande e funzionale per le esigenze del Pio Monte di Misericordia. Il nuovo progetto fu affidato all’architetto Francesco Antonio Picchiatti ed è come lo si può osservare ancora oggi.

Devo essere sincera, quando si attraversa via Duomo per continuare su via dei Tribunali non è che ci si fa tanto caso a questo edificio. Un maestoso palazzo con un portico, grandi portali, decorato con marmi policromi scuri, un pochino cupi, quindi non ti aspetteresti una chiesetta nascosta dietro la facciata principale. Una chiesa piccolina, che offre lo sguardo alla cappella del Tesoro di San Gennaro situata difronte, a pianta ottagonale con una cupola bellissima da cui filtra tantissima luce. Un ambiente circolare modesto, raccolto ma luminosissimo, con sette cappelle ove su ogni altare doveva trovare posto una tela che rimandasse a una delle sette opere di misericordia. L’altare maggiore doveva ospitare una tela che raffigurasse tutte le sette opere insieme ed è lì che possiamo osservare e godere del meraviglioso dipinto di Caravaggio.

In una complessa e rivoluzionaria composizione, fluidamente in movimento, Michelangelo Merisi da Caravaggio ha sintetizzato le sette opere di misericordia con il suo distintivo realismo, a tratti sfrontato. Una donna che porge il seno ad un vecchio carcerato, un nobile che copre uno storpio, un becchino che trascina un cadavere per i piedi, un oste che indica l’ingresso alla taverna. Sullo sfondo scuro Sansone che si disseta dalla mascella di un asino ed in alto si staglia la Madonna della Misericordia sostenuta da due angeli che sembrano ragazzi del popolo pronti a precipitare giù.

Un’opera innovativa, dissacrante e fuori dagli schemi che si allontana dal manierismo che caratterizza le altre opere site sugli altari laterali.

Pio Monte della Misericordia, oltre alla chiesa con le sue meravigliose tele, offre una grande collezione di opere d’arte esposte nella Quadreria del palazzo, collezione nata dalle donazioni ricevute nel corso degli anni.

Un complesso, quello del Pio Monte della Misericordia, che è una vera scoperta, come solo Napoli può offrire. L’opportunità di osservare da vicino tele dei migliori artisti napoletani del Seicento, con il bonus incalcolabile dell’opera del Caravaggio.

Una sosta che davvero dovrebbe essere presa in considerazione!

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Antonietta Sorece

area cultura

Antonietta Sorece. Classe ’89, generazione Harry Potter! Laureata in Filologia Moderna coltivo da sempre la passione per i libri, per le storie che raccontano e che mi permettono di vivere ‘nuove vite’ ogni giorno. Scrivo da diversi anni di fatti, di cose che conosco perché non sono in grado di inventarne e per questo leggo quelle scritte dagli altri! Il primo libro che ho letto è stato ‘Storia di una Capinera’ di Verga, quello del cuore è ‘Il conte di Montecristo’. Leggo tanto, di tutto, per restare sempre informata, per evadere, per conoscere, per imparare, per avere un’alternativa. Datemi una biblioteca e un piccolo orto e mi vedrete felice!!

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